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sabato, Giugno 25, 2022

La statua che non esiste: l’iniziativa che restituisce lo spazio alle donne della storia italiana

Che cosa ci fa un piedistallo vuoto nel mezzo del Parco Schuster di Roma? La statua non esiste perché l’hanno rubata?

In realtà non è soltanto UNA statua, ma diverse statue che non esistono…  perché non sono mai state realizzate. Sono i monumenti alle donne protagoniste della storia italiana, donne che non hanno voluto tenere un profilo basso, ma che hanno dato un proprio contributo alla crescita del Paese: pensiamo a Ernestina Paper, la prima donna medico in Italia.
Eppure non c’è un monumento che rappresenti lei o altre figure femminili, che sono state protagoniste della storia italiana.  In Italia ci sono circa 150 statue di donne, a Roma soltanto una: quella di Anita Garibaldi al Gianicolo, che guarda caso viene ricordata con il cognome del marito.

Un piedistallo vuoto nel centro di Parco Schuster

Per ridare un volto, ma soprattutto uno spazio alle figure femminili italiane, un gruppo di studenti della Facoltà di Comunicazione dell’Istituto Europeo di Design- IED, Sara Giacomin, Marta Altini, Matteo Arnesano, Carlo Buonora e Gianfelice Acampora, ha dato il via all’iniziativa “La statua che non esiste”: un piedistallo bianco posto al centro di Parco Schuster a Roma, proprio per sottolineare l’importanza e la necessità di ridare un volto e uno spazio alle donne della storia del nostro paese.

L’idea del progetto è nata in collaborazione con l’Università: dovevamo svolgere delle iniziative in ambito sociale e territoriale, perciò abbiamo scelto il tema delle diversità di genere. I modelli di donne ci sono stati e ci sono tutt’oggi, ma non vengono ricordati, né tramandati e questo non permette alle nuove generazioni di avere dei modelli diversi a quelli a cui siamo abituati e che sono prettamente maschili– spiega Sara Giacominabbiamo dei nomi della Storia di cui nessuno conosce l’esistenza: ad esempio Trotula de’Ruggiero che fu la prima ginecologa donna al mondo, che fece delle scoperte rivoluzionarie, tra cui la scoperta dell’infertilità come un problema non solo femminile. Questo è solo uno dei tanti nomi che dopo il Medioevo è stato completamente rimosso, sebbene sia stata molto stimata e rispettata a suo tempo”.

L’obiettivo: non vogliamo statue sessualizzate

L’obiettivo dei ragazzi, che in pochi giorni sono riusciti a parlare con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, è quello di veder realizzate statue di figure storiche femminili che trasmettano un messaggio alle future generazioni: le donne possono fare molto più di quel che c’è al di là degli stereotipi.

Un progetto che muove i primi passi, ma che sta già raggiungendo grandi risultati: sul loro profilo Instagram, gli studenti postano fotografie e storie di queste donne, per raccontare la loro storia; inoltre hanno creato una petizione online, che ha raggiunto oltre 130 firme in una sola giornata.

Un monumento del genere, per essere una statua che non esiste stimola molto la curiosità dei passanti: gente che si ferma a chiedersi cosa sia, chi si fa le fotografie e chi ci sale sopra per sostituirsi alla Statua.

Le persone che si fermano sono incuriosite da un oggetto che trovano così in mezzo al parco. Abbiamo avuto un buon riscontro, non solo dai giovani, ma anche dai più grandi, dalle donne e soprattutto dagli uomini– racconta ancora Sara- è molto bello avere il supporto dei cittadini che si rendono conto di come ci sia il problema culturale. Speriamo di veder realizzata almeno una statua nei prossimi 2-3 anni e che non sia una statua stereotipata e sessualizzata come è stata quella della Spigolatrice di Sapri.

Sarebbe bello se a scolpirla fosse una donna, per poter dare maggiori opportunità lavorative alle artiste donne, ma soprattutto speriamo di creare modelli nel campo tecnico-scientifico, dove le giovani donne non sanno di poter fare carriera”.

La visita delle autorità dell’VIII Municipio

A far visita ai ragazzi durante la giornata di sabato 5 Febbraio sono intervenuti anche Amedeo Ciaccheri, Presidente dell’VIII Municipio di Roma, insieme a Maya Vetri, Assessore alla Cultura dell’VIII Municipio.

Permettere alle persone di fare fotografie al piedistallo vuoto e salirci sopra è un modo per farle sentire partecipi all’iniziativa, perché il piedistallo simboleggia un’assenza, invece il salirci significa partecipare alla battaglia che questi giovani hanno intrapreso per ripopolare la città di Roma con i monumenti delle figure femminili di una storia che appartiene a tutti.

Giorgia Calò
Giorgia Calò
Giornalista, nata a Roma, laureata in Editoria e Scrittura alla Sapienza. Scrive per le maggiori testate ebraiche, tra cui Shalom, il magazine della Comunità Ebraica di Roma ed è Caporedattore di Hatikwa, il giornale dei giovani ebrei d’Italia. Amante dei libri e della scrittura creativa.

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