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lunedì, Dicembre 5, 2022

Giovedì 10 febbraio inizia il processo d’appello per l’omicidio di Mario Cerciello Rega

Dopo la condanna all’ergastolo inflitta ai due americani Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder, giovedì 10 febbraio inizia il processo d’appello in Corte d’Assise per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019.

I genitori di Elder sfogano il loro dolore

La verità venga fuori – esordiscono i genitori di Lee Elder in una lettera – Non ci diamo pace per tutto il dolore causato. E’ una tragedia che ha stravolto l’esistenza di molte vite, soprattutto quella della famiglia Cerciello, ma anche la nostra e del nostro ragazzo“. I coniugi Ethan e Leah Elder sono arrivati nei giorni scorsi nella capitale per assistere al processo del figlio, ed affidano ad una lettera l’angoscia di queste ore: “Siamo fiduciosi che verranno portate alla luce le anomalie e le molte informazioni sbagliate emerse nel processo di primo grado, ma di questo se ne stanno occupando gli avvocati. Speriamo che la verità di quanto accaduto realmente quella notte venga fuori“. Ed ancora: “Siamo arrivati al secondo atto processuale di questa tragedia senza paragoni che ha stravolto l’esistenza di molte vite, prima di tutto quella della famiglia Cerciello, ma anche la nostra e quella del nostro ragazzo. Un dolore con il quale purtroppo dobbiamo imparare a convivere“.

La famiglia di Elder ringrazia i volontari del Gruppo Idee di Rebibbia per la solidarietà e l’impegno dimostrato: “Lavorando a San Francisco riusciamo a venire in Italia solo ogni due mesi a turno, i volontari hanno aiutato sia Finnegan sia noi, azzerando in qualche modo le distanze di migliaia di chilometri con il loro sostegno psicologico e il loro lavoro. Ci tengono informati sulle sue condizioni e lo coinvolgono in attività che speriamo gli permettano di crescere e maturare. Un aiuto che rende questa grave situazione più sopportabile“.

Gabriel Natale Hjorth al processo di primo grado

L’omicidio di Mario Cerciello Rega

Mario Cerciello Rega è stato ucciso mentre prestava servizio nel quartiere Prati a Roma. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 Cerciello e il suo collega Andrea Varriale risposero ad una chiamata che denunciava un furto. Arrivati sul posto i due fermarono due persone corrispondenti alla descrizione fornita dalla vittima: ne scaturì una violenta colluttazione durante la quale Cerciello venne accoltellato a morte. Poche ore dopo vennero arrestati due turisti statunitensi, Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, accusati di aver assassinato il carabiniere con undici coltellate.

 Lo scorso maggio, i giudici della prima corte d’Assise di Roma al termine di una camera di consiglio durata oltre 13 ore  hanno accolto l’impianto accusatorio della Procura con la richiesta di due ergastoli per i californiani. Il processo di primo grado si è chiuso dopo oltre cinquanta udienze. Un iter giudiziario iniziato proprio a pochi giorni dal primo lockdown e proseguito per l’intero periodo di chiusura. Nella requisitoria, l’accusa rappresentata da Maria Sabina Calabretta aveva affermato che la vicenda era stata caratterizzata da “fatti gravi” e “grave è l’ingiustizia che è stata commessa contro un uomo buono, che stava lavorando”.

Ricostruzione minuziosa dei fatti

Durante il processo è stato ricostruito minuziosamente quanto avvenuto quella notte di luglio di due anni fa. Dal tentativo dei due americani di comprare della cocaina a Trastevere, al furto dello zaino del “facilitatore” dei pusher Sergio Brugiatelli da cui è scaturita poi la trattativa sfociata nell’accoltellamento del carabiniere. L’accusa aveva dimostrato come i carabinieri si fossero qualificati ai due americani mostrando il tesserino: “Si avvicinarono frontalmente, non alle spalle. Cerciello non è stato ammazzato con una coltellata ma con undici fendenti in meno di trenta secondi. La vittima non ha avuto il tempo di elaborare nessuna difesa e comunque avrebbe potuto fare poco anche se fosse stato armato e non lo era“.

Sicuri della loro strategia difensiva, si preparano all’udienza di giovedì, gli avvocati Renato Borzone e Roberto Capra, difensori di Finnegan Lee Elder: “Finalmente siamo arrivati all’appello siamo convinti che una corretta lettura delle prove raccolte in primo grado porterà inevitabilmente a un esito diverso. La verità dei fatti di quella sera è già nelle carte raccolte nel lungo processo di primo grado, è sufficiente volerla vedere“.

Martina Di Berardino

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