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mercoledì, Giugno 29, 2022

Dilaga il Covid in carcere, incremento del 120% di positivi in un mese

Il numero degli infetti con coronavirus nelle carceri italiane è di 40% a settimana, secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia. Nell’ultima settimana sono 876 i positivi tra agenti penitenziari di cui 860 con degenza a domicilio. A loro si aggiungono 48 dipendenti amministrativi e 804 detenuti. Sullo sfondo della nuova variante, in un mese i contagi nelle carceri hanno raggiunto l’incremento del 120%.

I focolai al Nord

Secondo il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo i focolai più numerosi in atto sono negli istituti del Nord con una diffusione più rapida rispetto a quelli del centro-sud. “La preoccupazione tra il personale, le famiglie, i detenuti è altissima aggravando la situazione del controllo degli istituti per il numero ridotto di agenti in servizio. I dati ufficiali di fonte ministeriale purtroppo sono parziali e arrivano in ritardo rispetto alla realtà che segna un trend di contagi in forte aumento in queste festività natalizie e destinato dunque ad avere conseguenze impattanti sulla gestione delle carceri. Sminuire o nascondere la verità può solo portare ad un’ulteriore sottovalutazione e a complicare le problematiche esistenti”, afferma Di Giacomo.

Necessità di vaccini e mascherine

Per Di Giacomo, “non è più sufficiente condividere la nostra preoccupazione ma bisogna procedere all’organizzazione immediata di Open Day di vaccinazioni nelle carceri proprio come accade fuori e all’obbligo del green pass e di mascherine Fpp2. Continuiamo a mettere in guardia su ulteriori ritardi che si sommano a quelli già accumulati da mesi. Si sta ripetendo lo stesso grave errore di sottovalutazione compiuto con l’avvio della prima fase di vaccinazione anti-Covid: per la somministrazione della dose booster (cosiddetta terza dose) del vaccino – evidenzia Di Giacomo – non c’è alcuna corsia preferenziale per il personale penitenziario e i detenuti. E se qualcuno pensasse che attualmente sia sufficiente il green pass deve ricredersi perché non è così: la sicurezza di detenuti ed agenti si garantisce con tutta una serie di strumenti e comportamenti di rigorosa prevenzione e con un monitoraggio costante della diffusione del virus”.

Protocollo sanitario superato

Il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio, afferma che attualmente il rischio di focolai: “Complice la variante Omicron, dilagano i contagi da Covid-19 nel Paese e nelle carceri, con focolai di vastissime proporzioni, come presso la Casa Circondariale di Verona, dove secondo le nostre informazioni sarebbero circa 140 fra i reclusi e una trentina fra la Polizia penitenziaria gli affetti da Coronavirus. Ciononostante, nelle carceri si continua a combattere il nemico invisibile che ha potenziato enormemente le proprie armi con strumenti divenuti ormai inefficaci, come fossimo difronte alla prima sequenza del virus isolata a Wuhan. Difatti, mentre per contrastare l’eccezionale virulenza della nuova variante della SARS-CoV-2 il Governo, con il decreto festività, ha varato nuove misure per stadi, cinema, teatri, trasporti, etc., conclamando la sostanziale inerzia in tema di politiche penitenziarie, nulla ha sinora previsto per le carceri, al di là di un obbligo vaccinale per gli operatori, la cui efficacia contro la variante Omicron sembra peraltro ridotta. Non è richiesto green pass (neppure quello semplice) a utenza e visitatori, fra cui detenuti e rispettivi familiari che si recano a colloquio, avvocati, etc… e non vi è dotazione di mascherine FFP2, le quali non sono obbligatorie; insomma, niente di niente. Per tali ragioni, nella mattinata odierna abbiamo indirizzato una nota al Direttore generale del personale, Parisi, e per conoscenza, oltre che ai Capi di Dap e DGMC, Petralia e Tuccillo, anche ai ministri della Salute e della Giustizia, Speranza e Cartabia, con la quale abbiamo richiesto l’aggiornamento del ‘Protocollo Quadro per la Prevenzione e la Sicurezza nei luoghi di lavoro in ordine all’emergenza sanitaria da Covid–19’ risalente al 23 ottobre 2020”, ha concluso De Fazio.

La situazione nel Lazio

Dopo i focolai scoppiati tra marzo e aprile 2021 a Regina Coeli e Rebibbia, la campagna vaccinale ha accelerato. Nel corso dell’anno hanno ricevuto le due dosi, in primavera e poi successivamente, 6.014 detenuti nel Lazio. Quindi, quelli che c’erano e quelli che sono entrati nel frattempo. Al 16 dicembre possiamo dire che 2.483 detenuti, la metà di quelli presenti nel Lazio, hanno ricevuto la dose booster. Entro metà gennaio è prevedibile che tutti i detenuti che hanno acconsentito a vaccinarsi potranno avere la terza dose. Questa condizione delle vaccinazioni ha consentito la riapertura dei colloqui con i familiari in presenza in condizione di maggiore umanità, quindi senza le pareti divisorie in plexiglass’

Anca Mihai
Anca Mihai
Giornalista freelance corrispondente estero per varie testate romene. Dal 2003 annovera esperienze come corrispondente dall'Italia per la Televisione Alephnews, Kanal D, l'Agenzia Nazionale di Stampa Agerpres, il quotidiano Adevarul e Radio Romania Timisoara. Residente a Roma dal 2004, ha conseguito la seconda Laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma. Nel 2000 si è laureata in Giornalismo e Inglese Applicato presso l'Università dell'Ovest di Timisoara.

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